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The mostaccioli calabresi

Soriano Calabro is a little town of Calabria, a region of South Italy. This little town is renowned for its hard biscuits known as Mostaccioli,also called mastazzola”, “mustazzoli” o “’nzudde“,of various shapes, decorated with coloured tin foil. The most common traditional shapes are fifty,known as “a parma“, “u panaru“, “a grasta“, “u cori“,”u pisci spada“,”a sirena“; that is to say: the palm,the basket,the plant, the heart, the swordfish and the siren. Reading Luigi Accattatis’ in Calabrian Dialect Vocabulary(1977); he writes: “Mustazzuòlo or mostacciolo” is a sweet brought by Arabs and it’s made with wheat flour melt into honey or “done must”; then, seasoned with spices and baked. People eat this kind of titbit during wedding ceremonies especially”. Giovan Battista Marzano’s definition-in his Etymologic Dictionary(1928) is more detailed:”mostaccioli are homemade sweets with flour,honey,done must,seasoned with spices and rhombus-,puppet-,basket- shaped,ecc. The name comes from the Latin word mustaceus or mustaceum, from mustacea, an ancient flat cake for wedding ceremonies, made by a mixture of flour, done must, fat seasoning,cacio cheese,aniseed and cooked on bay leaves”. Anyway, mostaccioli origin is still uncertain-maybe, Arabian, a legend tells about a mysterious monk, suddenly appeared and then soon vanished,who generously offered mostaccioli to Soriano poor rural people.
S.Domenico,whose sanctuary was a pilgrimage and worship destination, watched over these animated sweets and later,he became the patron saint of mastazzolari and the craftsman is called “u monacu”(the monk).
According to history, the introduction of mostaccioli is due to Dominicans monks of S.Domenico monastery(1510). They tought,upheld and improved among craftsmen the local confectionery art,which was flourishing between ‘600 and ‘700 and involving monasteries,first of all.

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Tartufo di Pizzo

The Tartufo di Pizzo ice cream was invented in 1952 when a relative of king Victor Emannuel II came to Pizzo in honour of the celebration of an aristocratic marriage. For this occasion many guests were invited for an elaborate dinner. Unfortunately the hosts did not have enough cups to serve the guests the ice cream dessert but a clever pastry maker named Don Pippo de Maria came up with a creative solution. He invented an ice cream that did not need a cup but instead could be served on a plate. He put a small portion of hazel and a small amount of chocolate ice cream in the palm of his hand, he poured over some melted chocolate and then wrapped everything up in special paper to mould it. Wrapped up like little presents, he put the ice cream parcels back in the freezer before serving it to his guests.

Don Pippo’s invention earned him immediate fame. After the aristocratic wedding Don Pippo went back to his ice cream parlour which exists to this day. A former waiter of Don Pippo named Giorgio di Iorgi took over Bar Dante in 1964. It is still there on the central piazza in Pizzo and serves the famous Tartufo ice cream according to the secret recipe of Don Pippo.

Since then Tartufo di Pizzo ice cream has become legendary. The original recipe is kept under strict guard by the De Maria descendants.

Tropea, Calabria

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Questa cittadina calabrese,fiore all’occhiello della costa tirrenica, si erge a circa 60 mt.sul mare,ed è raggiungibile, grazie alla sua posizione sia dall’altopiano del Poro, dopo aver preso lo svincolodi S.Onofrio e quindi godere del suo panorama dall’alto, oppure prendendo lo svincolo di Pizzo e quindi ammirare la magnifica costa detta non a caso “degli Dei”.
E, appunto per la sua invidiabile posizione è anche possibile raggiungere la stupenda zona montana delle Serreche dista a non più di 1,30 min. e quindi godere di due elementi naturali incantevoli quali sono il mare tropeano e le montagne serresi.
Il clima è tipicamente mediterraneo temperato con prevalenza di sereno e rari periodi di pioggia o burrasche.

Tropea in giro per la città

Tropea mette subito in risalto all’occhio di chi la guarda la sua naturale bellezza caratterizzata dal fatto di essere adagiata su una splendida ed imponente roccia di tufo a picco sul mare e dal suo magnifico panorama marino di cui si può godere dalle stupende terrazze in parte naturali di cui essa dispone.
Un paesaggio che racchiude altre piacevoli sorprese visitando la piccola ma attraente e misteriosa cittadina sul tirreno.
Il centro storico di Tropea non ha bisogno di precise indicazioni topografiche che scandiscano vie, piazze, perché è tutto li, a portata di mano, pronto a coinvolgerti in un’atmosfera magica, ricca di arte e poesia!
E’ consigliabile comunque iniziare il percorso imboccando Via Indipendenza al cui inizio, sulla destra, vi è il Palazzo dei Conti Gabrielli. La via è fiancheggiata da negozi che meritano di essere visitati: si va dall’artigianato locale, ai negozi di prodotti tipici, alle boutique di abbigliamento! Si accede poi, alla Piazza Ercole(mitico fondatore di Tropea)?; sulla destra vi è l’antico Sedile dei Nobili, ora sede comunale nel piano superiore e Pro Loco nel piano inferiore. Al centro della piazza vi è il monumento al filosofo Pasquale Galluppi.
Proseguendo per Via Roma si arriva in Piazza del Duomo con la bella Cattedrale romanico-normanna.
Uscendo dal Duomo e andando verso la zona absidale ci si trova in una bella piazzetta panoramica sotto la quale si apre il piccolo ma suggestivo porto turistico. Si accede cosi’ in Largo Galluppi; splendida piazza a forma rettangolare con un affaccio panoramico tra i più suggestivi.
Numerosi sono i palazzi signorili che fiancheggiano la piazza. In fondo vi è l’ex convento dei Minimi di S. Francesco, ora Liceo Scientifico “Fratelli Vianeo” con a fianco la Chiesa seicentesca di S. Francesco (ora chiusa al culto).
Da qui si passa nel largo Padre di Netta su cui si affaccia Palazzo Giffone, la Chiesa del Gesù con l’annesso Convento in passato ed anche in un futuro prossimo sede del Comune. Di fronte alla Chiesa, sorge Palazzo d’Aquino in cui ebbe i natali il filosofo Pasquale Galluppi.
Da qui attraverso un vicoletto si accede sul corso dove, dopo le ore trascorse sulla spiaggia, in serata esplode tutto il turismo tropeano e della zona, in fondo al corso poi vi è uno dei più bei panorami mai visti rappresentato da un mare stupendo e sulla sinistra dal maestoso scoglio su cui sorge la Chiesa dell’Isola.
Da qui attraversando un vicoletto si arriva alla piazzetta del cannone dove ci si può rilassare veramente bevendo qualcosa in uno dei bar con la vista più bella del luogo.
Eccoci quindi arrivati in Largo Vaccari che ci traghetta direttamente sulla Via che contraddistingue la parte nuova della cittadina “Via Libertà” che una volta era piena di baracche ed ora sorgono case dignitose e negozi di ogni tipo.
Ritornando al punto di partenza della nostra breve escursione in Via Libertà,abbiamo lasciato un piccolo spazio per descrivervi la Via che più rappresenta la prima Tropea fuori dalle Porte delle mura(Porta Vaticana e Porta Nuova) stiamo parlando del “Borgo” che ha conservato tutta la primitiva bellezza urbanistica e la semplicità delle case a schiera addossate una all’altra come per reciproca difesa. Il Borgo “ammunti” e il Borgo “abbasciu ” erano le zone artigiane. Qui’ vi abitavano gran parte delle maestranze locali(mastri muratori,tintori, tessitori ecc…).
La parte alta per es. era caratterizzata da innumerevoli forge dove abili maniscalchi dall’alba, soprattutto la domenica, iniziavano il loro martellante lavoro.
L’ultima forgia la si poteva vedere fino a qualche tempo fa, ora hanno ceduto il posto a negozietti di ceramiche certamente belli ma sicuramente meno affascinanti.

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Le Castella, Calabria

Le Castella (KR)

ISOLA CAPO RIZZUTO (Crotone). Le apparizioni di Ulisse, Enea e le sirene.
Aleggia anche intorno a Le Castella il mito, ma è la storia millenaria di gloria e sventure . L’origine de Le Castella si perde nel tempo cosi come è circondata dal mistero la presenza, attestata fino al Cinquecento, di tre o due isolette non lontane dalla terra ferma, in una delle quali, quella denominata Calipso o Ogigia, la dea omerica avrebbe trattenuto per lungo tempo l’eroe dei mari Ulisse.
Scrive a tale riguardo Plinio: “…..Promontorium Lacinium, cuius ante oram insula X milia passuum a terra Dioscoron, altera Calypsus, quam Ogigiam appellasse Homerus exstimatur” (Plinio, Historiae Mundi libri XXXVII). Ma la vera storia del luogo è quella legata al Castello, un edificio che è stato ed è ancora oggi il baricentro di tutte le vicende di questo meraviglioso pezzo di Calabria.
Anche l’origine del nome è tuttavia incerta. Sembra che Annibale, incalzato dagli eserciti romani è costretto a un repentino ritorno in patria, abbia fatto costruire, là dove ora sorge il possente monumento aragonese una sorta di accampamento (o una torre di vedetta) intorno alla quale sarebbe più tardi nato il borgo a opera di sbandati, mercanti, trafficanti vari che nell’antichità seguivano gli eserciti per vendere o battere le proprie cianfrusaglie. Il toponimo appare per la prima volta in un trattato stipulato nel 304 a.C. tra Roma e Taranto alla fine di stabilire i limiti di navigazione per le rispettive flotte.
I tarantini vi avrebbero quindi costruito una torre che più tardi dovette suggerire ad Annibale, che aveva tanti amici tra i Bruzi sempre insofferenti dell’egemonia romana, l’idea di utilizzarla rafforzandola e forse ampliandola, come posto di vedetta. Da qui l’appellativo Castra Hannibalis, riportato anche dal Barrio (De antiquate et situ Calabriae), assegnato per un certo periodo alla postazione. Dopo l’avventura annibalica, i Romani, cosi narra Titio Livio, per motivi strategici fecero sbarcare sul posto circa tremila coloni e chiamarono il luogo Castra. Ancora una volta motivi di difesa, di controllo marittimo segnavano il destino della contrada e cosi sarebbe stato per gli anni a venire.
Nei secoli IX- XI Le Castella fu occupata dagli Arabi che avevano creato un emirato nella vicina Squillace ed avevano quindi tutto l’interesse di controllare l’intero golfo. Cessata in parte la minaccia araba, Le Castella diventa piano piano un popoloso borgo sul quale vengono erette anche due chiese: quella di Santa Maria e l’altra di San Nicola dipendenti dall’Abazia di Santa Maria della Matina in San Marco. Si ha notizia poi che intorno al 1251 a Castella erano presenti pubblici ufficiali quali giudici e notai, segno evidente questo di un’attiva vita commerciale e sociale.
Ma la serenità e la laboriosità dei suoi abitanti vengono turbate in modo grave durante la feroce guerra tra Angioini ed Aragonesi che ebbe come corollario anche l’assedio e il conseguente saccheggio de Le Castella da parte dell’ammiraglio Ruggiero di Loria che militava per il re Giacomo d’Aragona (1290). Inutile fu la resistenza dei borghigiani rimasti fedeli a Pietro Ruffo conte di Catanzaro. Qualche anno dopo Le Castella assistette a un altro clamoroso scontro fra le truppe di Guglielmo Estendard, comandante delle truppe angioine in Calabria e lo stesso Ruggiero di Loria accorso precipitosamente da Messina per difendere i territori minacciati dall’Estendard.

“A Le Castella, dai bastioni della fortezza, che risale al XIII secolo, si può scorgere un punto, al largo sul mare, dove la tradizione vuole fosse anticamente situata l’isola di Calipso. Oggi, in quello stesso punto, nelle calde notti di agosto, appaiono le ombre di Ulisse, di Enea e di un gruppo di sirene. Le loro figure sono rese chiaramente visibili da un alone fosforescente che le circonda durante l’apparizione”.
(F. Feslikenian “I fantasmi esistono. Storie documentate di apparizioni”, 1970)

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